Il veterinario esperto in comportamento animale

Il veterinario esperto in comportamento animale, anche chiamato “veterinario comportamentalista", è un laureato in Medicina Veterinaria che ha acquisito conoscenze specifiche nell'ambito del trattamento delle patologie comportamentali seguendo un corso di studio post-laurea (Master di II livello). L'approccio del medico veterinario al problema comportamentale è differente da quello che può avere un educatore o un istruttore cinofilo. Il veterinario infatti non analizza il comportamento del cane (o del gatto) mettendolo in relazione solo al contesto ambientale, familiare e sociale in cui l'animale vive, ma effettuando anche un'analisi della situazione clinica. Il veterinario può eventualmente richiedere esami specifici per poter escludere o confermare che il problema comportamentale possa avere una base organica. Molte volte infatti, le motivazioni che stanno alla base dei comportamenti lamentati dai proprietari, vanno ricercate in ambito clinico. La terapia che il veterinario comportamentalista prescriverà potrà quindi essere anche farmacologica oltre che “comportamentale”. La terapia comportamentale non è altro che un insieme di indicazioni che i proprietari insieme al paziente (cane o gatto) dovranno mettere in atto per portare l'animale a modulare, quindi a cambiare, il proprio modo di comportarsi nelle diverse situazioni critiche. Il percorso di terapia comportamentale è molto diverso da un percorso di educazione. O meglio, non è solo un percorso educativo.
La terapia comportamentale è un percorso personalizzato che tiene conto del problema da trattare così come delle caratteristiche del paziente (carattere, temperamento, razza, taglia, attitudini, stato di salute, esperienze passate, solo per citarne alcune), della famiglia convivente e dell'ambiente in cui vive. Ciò significa che se ci troviamo di fronte a due cani che hanno lo stesso problema comportamentale (per esempio sono aggressivi verso gli altri cani), probabilmente il percorso terapeutico che si andrà a prescrivere nei due casi sarà, almeno per certi aspetti, differente. Questo perché le motivazioni che sottendono a quel comportamento possono essere diverse così come sono differenti i due pazienti e la loro storia, oltre che le relazioni con i familiari e i contesti ambientali.
Poter intraprendere un percorso mirato al caso specifico è il motivo principale per cui è indicato richiedere una consulenza comportamentale prima di intraprendere un qualsivoglia percorso volto all'educazione o alla rieducazione del proprio cane. Affrontare infatti un percorso standardizzato, se non addirittura “fai da te” potrebbe essere inefficace o, peggio, controproducente.
Facciamo un esempio:
un boxer maschio di un anno di età è estremamente esuberante, non sta mai fermo, è difficile da gestire in casa e in passeggiata. Gioca in modo inappropriato anche mordicchiando le mani e saltando addosso a tutti quelli che incontra. Rosicchia e ingerisce tutto quello che trova in casa e per strada. Non ubbidisce e non risponde se il proprietario lo chiama. Fa fatica a imparare cose nuove e a ricordare ciò che ha già imparato.
Di fronte a un quadro come questo la maggior parte delle persone all'inizio pensa almeno una delle seguenti affermazioni:

  • Il cane è giovane ed è naturale che sia così esuberante.
  • Vuole solo giocare.
  • È un boxer...si sa che sono tutti così...
  • Non sarà un cane particolarmente intelligente
  • Il cane ha bisogno di sfogarsi...
  • Quando sarà adulto si calmerà

Quando la situazione, complice il sopraggiungere della “maggiore età” e l'aumento di peso, diventa insostenibile, i proprietari iniziano a cercare una soluzione al problema. Le soluzioni che la maggior parte dei proprietari escogitano per cercare di risolvere un problema come questo sono le seguenti:

  • lo porto a correre così si stanca
  • lo inscrivo a un corso di agility
  • chiedo al veterinario di prescrivermi un tranquillante
  • lo porto da un addestratore
  • somministro il tranquillante che ho in casa...vediamo se si calma
  • lo punisco e lo castigo
  • lo educo io...ho visto in internet come si fa
  • lo porto dal mio amico ...che ha sempre avuto cani e sa come fare
  • non lo porto più fuori...tanto ho il giardino
  • lo tengo legato al divano così non mi distrugge la casa e non mi disturba

Solamente dopo aver sperimentato alcune di queste soluzioni, se non tutte, può succedere che il proprietario del boxer richieda una consulenza comportamentale specialistica di propria iniziativa oppure su suggerimento del professionista a cui si è rivolto (veterinario curante, educatore o istruttore cinofilo).
Nel caso specifico il cane era affetto da una patologia comportamentale definita sindrome da iperattività/ipersensibilità o HS/HA. Il cane, anche se apparentemente solo molto esuberante era invece affetto da una vera e propria malattia; la terapia prevede un trattamento farmacologico affiancato a un percorso di terapia comportamentale.
Il comportamentalista non lavora da solo ma si avvale della collaborazione di professionisti che affiancano la famiglia nel percorso terapeutico aiutandola a mettere in atto nel modo corretto le indicazioni prescritte. A seconda della problematica da trattare il comportamentalista sarà affiancato da un educatore o da un istruttore cinofilo. Queste due figure professionali non sono interscambiabili, ognuna di esse ha campi di azione ben definiti.

L' educatore cinofilo

L'educatore cinofilo lavora principalmente con cani che hanno bisogno di essere, appunto, educati. Parliamo di educazione cinofila per indicare le norme di comportamento che un cane e il suo proprietario devono acquisire per poter vivere serenamente e civilmente nell'ambiente sociale contingente; se vogliamo possiamo chiamarle regole di buona educazione (saper andare al guinzaglio in modo composto, essere ben socializzati con gli altri cani e le persone estranee, poter entrare in un luogo pubblico senza disturbare e così via). L'educatore ha anche un ruolo importante nell'educazione dei cuccioli. L'insegnare a un cucciolo le regole di base e al proprietario le norme corrette di gestione del proprio cane, consente di gettare le basi per una solida e corretta relazione da costruire e far crescere nel corso della vita che i due trascorreranno insieme. Insieme al veterinario comportamentalista l'educatore potrà essere di aiuto nella selezione del cucciolo più adatto a particolari scopi (pet therapy, attitudini sportive, particolari ambiti educativosociali o familiari ecc.) analizzando le peculiarità dei singoli elementi di una cucciolata.

L' istruttore cinofilo (addestratore)

L'istruttore cinofilo è una figura professionale che può avere diverse specializzazioni. Quasi sempre l'istruttore cinofilo è anche educatore. L'ambito in cui l'istruttore si inserisce viene definito dal suo ruolo. “Istruire” infatti significa: “far apprendere, con un insegnamento teorico o pratico una serie di nozioni relative all’esercizio di una particolare attività.”
Avremo quindi istruttori cinofili che sono preparatori atletici delle diverse discipline sportive cinofile (agility, discdog, flyball, mondioring, obedience, dogdance, sheepdog, ecc.), istruttori per cani da difesa, istruttori per cani da soccorso, e così via. In alcuni casi, gli istruttori cinofili possono aver seguito un percorso formativo esteso anche al trattamento delle patologie comportamentali acquisendo quindi i mezzi per poter prendere in carico anche casi comportamentali più complessi.

Quando è indicato richiedere una consulenza comportamentale?

E' indicato richiedere una consulenza comportamentale quando un cane:

  • modifica del comportamento sociale interspecifico (paura nei confronti degli altri cani, aggressività nei confronti degli altri cani)
  • modifica del comportamento sociale in genere (aggressività verso le persone conosciute o estranee, difficoltà gestionale in presenza di altre persone in passeggiata o a casa – salta addosso, graffia, morde, abbaia)
  • presenza di sintomi refrattari a terapie o dei quali non si ottiene risposta dall'iter diagnostico (diarrea ricorrente, vomito ricorrente, scialorrea, lesioni cutanee e prurito, vocalizzi senza apparente motivazione, agitazione)
  • comparsa di comportamenti inspiegabili non riconducibili a una patologia (il cane non vuole più uscire di casa, non gioca, distrugge oggetti, ingerisce sostanze non edibili, ha paure immotivate e improvvise, dimostra paura in situazioni che fino a quel momento non avevano creato problemi)
  • modifiche nel modo di mangiare o bere (rovesciare la ciotola, rifiutare il cibo solo in alcune situazioni, bere masticando l'acqua, giocare con il cibo seminandolo sul pavimento ecc.)
  • alterazione degli stati di sonno-veglia (il cane non dorme mai, cambia luogo di riposo, gira per casa apparentemente senza un motivo, sveglia i proprietari di notte)
  • in presenza di comportamenti imbarazzanti (il cane – sia maschio che femmina -monta le persone e gli oggetti, mangia le feci degli altri cani, sporca in casa mentre prima sporcava fuori ecc)
  • in caso di adozione di cani, siano essi cuccioli o adulti, provenienti da canili e/o rifugi, che abbiano subito esperienze traumatiche o che dimostrino difficoltà di adattamento alla nuova situazione familiare/ambientale.

Inoltre è consigliabile una visita comportamentale preventiva per i cuccioli a partire dal secondo mese di età, soprattutto se di razze di taglia grande, così come in ogni occasione sia previsto l'ingresso di un nuovo elemento in un contesto sociale già definito (un cane che entra a far parte di una famiglia in cui siano già presenti altri animali, conspecifici e non).
Si consiglia un'analisi comportamentale anche per i soggetti i cui proprietari siano intenzionati a seguire un corso di educazione di base o di introduzione a un'attività sportiva insieme al proprio cucciolo o cane adulto. Il Comportamentalista dopo aver valutato il carattere, il temperamento e le specifiche di razza in collaborazione con l'istruttore cinofilo, prescrive il percorso educativo più indicato per il caso in questione.